Salesiani a Ravenna: un cammino…

I salesiani in una delle città d’arte più belle in assoluto: cento anni di attiva presenza e di apostolato operoso, non privi di ostacoli e difficoltà a cominciare dagli inizi. L’accoglienza poco incoraggiante. I successi e la fiducia. Un’opera viva e peregrinante: via Alberoni, S. Maria in Porto, Poggi,
via Antica Milizia.
L’avventura dei salesiani a Ravenna iniziò un secolo fa. E fu un inizio tutto in salita. La sera del 28 dicembre del 1907, infatti, otto salesiani sotto la guida di don Ferrando giunsero di nascosto per insediarsi in una città che si presentava tappezzata di manifesti contro la presenza salesiana. Alcuni giorni prima era stata perfino organizzata una grande manifestazione popolare.

 

L’arcivescovo e Don Rua

L’arcivescovo Pasquale Morganti, che era stato allievo di Don Bosco, si era inginocchiato davanti a don Rua chiedendogli di aprire una casa salesiana nella anticlericale Ravenna e alla fine le sue insistenze sortirono l’effetto desiderato. Ma quando i primi figli di Don Bosco giunsero a Ravenna ebbero per davvero la sensazione di essere stati mandati come “pecore in mezzo ai lupi”. I romagnoli, però, sono anticlericali speciali e considerano degne di rispetto le persone che lavorano e che mostrano coerenza, anche se sono preti. E fu questa la chiave che aprì il cuore dei ravennati. Questo gruppo sparuto di Salesiani, dunque, si mise a lavorare a zappa bassa per raccogliere “fanciulli poveri, vissuti pressoché nell’abbandono e ignorantissimi di religione” che avevano
dietro alle spalle come unica scuola di vita la strada e i suoi pericoli.
Seguendo le direttive di Don Bosco, i salesiani aprirono la loro casa ai ragazzi sbandati e insegnarono loro un mestiere per guadagnarsi da vivere onestamente. E ben presto, le scuole professionali salesiane diventarono un punto di riferimento per i giovani della città.

 

Una fiducia conquistata sul campo

Questi salesiani, dunque, erano meritevoli di rispetto e ben presto si guadagnarono la considerazione di tutta una città. Nei locali messi a disposizione dalla contessa Adelaide Argelli Brandolini presso l’austera basilica di Sant’Apollinare Nuovo furono ben presto aperti i primi laboratori professionali, ma fra tutti si distinsero la legatoria di Dante De Maria e la
tipografia di Cesare Dal Maso. E a riprova della professionalità della scuola salesiana alla tipografia di Don Bosco venne affidata la stampa del “Bollettino Dantesco”, organo ufficiale delle celebrazioni per il sesto centenario della
morte di Dante che uscì a partire dal 1914 e dunque ad appena sette anni dalla venuta dei salesiani a Ravenna.
In cento anni di vita l’opera salesiana di Ravenna ha attraversato due guerre e quando i bombardamenti del 1944 rasero al suolo l’istituto di via Alberoni,
molti pensarono che l’avventura dei preti dei giovani a Ravenna fosse arrivata al capolinea. Di fronte a quel cumulo di macerie anche la Casa Madre pensava di chiudere definitivamente con Ravenna, ma il direttore don Dionigi Brambilla si rimboccò le maniche e da bravo milanese anziché piangere sulle disgrazie decise contro tutto e tutti di rimettere in piedi l’Istituto. E nel 1960 la città ebbe una nuova casa salesiana.

 

La rinascita

Purtroppo però i tempi erano cambiati e negli anni del boom si era persa per strada l’abitudine di mandare i ragazzi in collegio e così i salesiani a poco a poco restarono senza materia prima. Si aprì una fase di crisi e di ripensamenti
e all’orizzonte cominciava a profilarsi la chiusura definitiva. Ma Don Bosco non abbandona mai le sue opere e dopo anni di discussioni e di sofferenze si decise di abbandonare la sede storica di via Alberoni per la parrocchia di periferia di
San Simone e Giuda affidata al dinamico don Ivano Bicego, che con grande saggezza riuscì a traghettare l’opera vincendo le non poche resistenze di quanti non condividevano la scelta della periferia.
Ma i fatti hanno dato ragione a don Ivano e l’opera salesiana di Ravenna, parrocchia e oratorio-centro giovanile, si presenta oggi floridissima e con strutture eleganti e moderne.
Nel 2000 è stata inaugurata la chiesa, all’interno della quale è stato inserito recentemente un bellissimo mosaico in ricordo del giovane Gianluca Dini, e alcuni anni dopo è stato aperto il grande salone “Centro Famiglia Enrico Boicelli”. Proprio di fronte all’Opera salesiana è stata intitolata una via a Don Carlo Sala, un salesiano che negli anni Trenta e Quaranta fu direttore dell’Oratorio e soprattutto maestro di vita. La “Via Don Sala” è stata voluta dagli “exallievi”, un sodalizio molto attivo che mensilmente organizza incontri culturali e che collabora con la Casa per tenere alto il nome di Don Bosco. In questi cent’anni di vita la Casa salesiana di Ravenna si è distinta per le sue attività teatrali e sportive.

 

Personaggi

Nell’immediato dopoguerra era famosissimo in città il trio comico “Gondoni-Pizzigati-Miserocchi” che ha fatto divertire intere generazioni. Dalla squadra di calcio dei “Diavoli Gialli” sono usciti calciatori che hanno militato nella serie cadetta e anche nella massima serie.
Negli anni Cinquanta il portiere Elio Angelini dal campetto dell’oratorio finì addirittura a difendere la porta della Juventus di Boniperti e di Praest. La presenza salesiana a Ravenna è testimoniata anche da alcune pubblicazioni. In occasione del centenario è in uscita la nuova edizione della “Storia dei Salesiani a Ravenna”, che si affianca all’interessante “Diario di guerra” di don Brambilla, alla “Storia degli Ex Allievi di Ravenna” e alle monografie dedicate a Don Sala e a Don Spartaco Mannucci, indimenticabile parroco dal 1948 al 1970 del Santuario di Santa Maria in Porto dove è venerata l’immagine della Madonna Greca. Alla sua morte don Francesco Fuschini così scrisse di lui: “Don Mannucci è stato una di quelle vecchie vesti da prete castigate nel sole e sotto la pioggia che diventano bandiere. Chi le ha viste passare nella sua vita ne porterà il segno per sempre”. Considerazioni che possono estendersi a tutti i salesiani che in questi primi cent’anni hanno prestato il loro servizio a Ravenna.

Franco Gabici
Bollettino Salesiano – settembre 2007